IL PAVIMENTO IN MOSAICO POLICROMO CON “CROCI DI SCUTA” TROVATO A FORMIA IN VIA DELLE TERME ROMANE

tmp_26423-fb_img_14806628014911581974437IL PAVIMENTO IN MOSAICO POLICROMO CON “CROCI DI SCUTA” TROVATO A FORMIA IN VIA DELLE TERME ROMANE

Nella scheda ” Tess . sistema per la catalogazione informatizzata dei pavimenti antichi ” risulta questo pavimento , rinvenuto nel 1932 sotto il Podestà di Formia Felice Tonetti così descritto:

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” Tessellato policromo a ornato geometrico costituito da croci di scuta intrecciati disegnati da trecce a due capi e caricate da ottagoni formanti esagoni e ottagoni. A seguito del rinvenimento il pavimento visibile ( metri 8,50 x 7,2O) fu distaccato e trasportato presso ” una torre a monte di Formia ” .
Ad oggi non è stato possibile rinvenire il pavimento , forse identificabile con un tessellato menzionato dal De Rossi proveniente da Formia e conservato presso il Museo Nazionale Romano ( G M. De Rossi, Lazio Meridionale , Roma 1980 , p. 154). ”

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In poche parole questo pavimento , di mq. 60 circa , del IV sec. d.C. fu trovato nel 1932 in Via delle Terme Romane nei pressi della Torre di Mola .
Su disposizione del Podestà Felice Tonetti , autorizzato dalla Soprintendenza di Napoli, fu distaccato e conservato nella Torre ottagonale di Castellone da dove scomparve fino a quando il De Rossi , nel 1980 , scrisse che è conservato nel Museo Nazionale Romano , detto anche Museo Palazzo Massimo di Roma , con la dicitura ” Proveniente da Formia “.

Se è vero quanto scritto dal De Rossi il pavimento deve essere stato trafugato da qualcuno , forse approfittando del disordine provocato dall’ultimo conflitto e pervenuto poi in qualche modo al Museo Nazionale Romano che potrebbe anche riferirci qualcosa in merito alla sua provenienza ed acquisizione.

Ricordo che si tratta di una piccola parte di un pavimento appartenuto al complesso sistema delle Terme Romane che occupava una vasta zona che andava dal lato ovest dell’Acquedotto Romano fin sotto l’attuale Torre di Mola , dove è in parte ancora visibile.
Il complesso Termale, che ancora potrebbe riservarci qualche ritrovamento, doveva quindi essere stato attraversato dell’Appia antica per essere disposto su ambedue i lati.

Negli anni del ritrovamento ci si accorse che altre parti del pavimento a mosaico erano sotto le abitazioni insistenti in quella zona.

Sono stati fatti disegni di queste Terme Romane di Formia che potrebbero essere trasformati in una ricostruzione virtuale ipotetica in 3D commissionata a qualche studio tecnico del settore.
Se suddetta operazione, che non credo eccessivamente onerosa, venisse fatta anche per il Teatro Romano e per l’Anfiteatro Romano , non sarebbe per nulla una cattiva idea e darebbe un impulso significativo per cavalcare con orgoglio ” il turismo archeologico ” che servirebbe a dare linfa al turismo tradizionale in affanno da molti anni.

Ma questi sono sogni e, come tali, raramente diventano realtà.

Per il momento non possiamo che scrivere e leggere un’altra delle tante storie di reperti usciti per sempre dal nostro territorio ed esposti in altri musei del mondo intero.

Raffaele Capolino

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