FORMIA CITTÀ DI CICERONE

FORMIA CITTÀ DI CICERONE

Mi è capitato pochi giorni fa, spaziando per il web, di incappare in una lettera di un cittadino di Arpino, che si lamentava di questo cartello definendolo “Falso storico”.
Fa, inizialmente, una disquisizione molto articolata per spiegare, a suo dire, l’origine latina del suo cognome e poi, senza mai menzionare la morte dell’Oratore, avvenuta a Formia il 7 dicembre del 43 ac , descritta in 2000 anni da migliaia di storici, dice in sostanza:
” Si è vero che Cicerone aveva una villa a Formia,ma siccome non è mai stato seppellito in riva al Tirreno e la sua tomba è sicuramente lontana da Formia, voi di Formia non potete usare il cartello : Formia Città di Cicerone.”
Non vi descrivo cosa ho avvertito nel leggere queste righe.

Con tutto il rispetto per le presunte origini latine del suo cognome io consiglierei allo scrivente di consultare l’elenco telefonico di Formia dove trova centinaia di cognomi come:Scipione, Valerio,Valeriano,Marciano,Valente e tanti altri che non hanno bisogno di nessuna articolata argomentazione per capirne le lontane origini romane.
Con la sua lettera vorrebbe quasi far capire a chi la legge che Cicerone si è trovato nella sua vita a fermarsi qualche giorno a Formia, è entrato in un Thermopolium dell’epoca e si è fatto servire un boccale di vino Cecubo o Falernum e noi di Formia dopo 2000 anni parliamo candidamente di “Formia Città di Cicerone”
È vero che ci sono città che hanno effettivamente costruito il loro turismo su cose simili, Ma , qui a Formia Cicerone ha fatto ben altro in circa trenta anni di ” otium” vissuti in questa villa, oltre a morirvi ed esserci sepolto, come si apprende dagli scritti latini e sia perché, a noi Formiani, ci è stato trasferito dai nostri antenati per tradizione orale.
Se lo scrittore Arpinate di questa lettera , sa dove è stato ucciso e dove è stato sepolto Cicerone, ci indicasse il luogo o i luoghi precisi.
Non è serio dire semplicemente: La tomba di Cicerone è sicuramente altrove e lontana da Formia.
Cicerone a Formia, non ha bevuto solo Falernum, ha potuto incontrare Cesare almeno due volte in privato,come lui stesso racconta, e ha avuto confinanti del calibro di Azia, madre di Ottaviano (e nipote di Cesare),Marco Emilio Lepido , uno del triumviri assieme a Ottaviano e Marcantonio.A Formia Cicerone ha potuto conoscere la grandezza di Marco Vitruvio Pollione, suo contemporaneo e quasi certamente nativo di Formia. A Formia ha dovuto piangere per la morte di sua figlia Tulliola sepolta sempre a Formia in località Acervara.
Dalle numerose lettere scritte da Formia a suoi amici e suoi parenti, traspare tutto il suo tormento interiore per i fatti che ha vissuto e che ha dovuto subire per le sue idee repubblicane.
Cicerone stesso dice che il suo confinante Arrio e tanti altri trasformarono la sua villa in “basilica” dato che si parlava quasi sempre di processi e cause.
Cicerone è un cittadino di Arpino dove è nato, è cittadino di Formia dove è morto e dove è stato sepolto e, perché no, e’ cittadino anche di Durazzo in Albania dove trascorse un anno e più di esilio ingiusto e dove tornò prima della battaglia di Farsalo nella quale il suo Pompeo ha dovuto inchinarsi al genio militare di Cesare.
Da tutto quanto sopra detto, è il caso di discutere su un cartello “Formia città di Cicerone” ?
Cicerone appartiene a noi Formiani e a Voi Arpinati come appartiene a tutto il mondo civile.
Ricordo infine a chi ha provocato questo post che il Golfo di Gaeta, ai tempi di Cicerone si chiamava “Sinus Formianus”. Successivamente la sede Vescovile e il Corpo di S.Erasmo erano a Formia, prima della traslazione a Gaeta. La stazione ferroviaria di Formia pochi mesi fa è diventata Stazione di Formia-Gaeta.

Noi di Formia in queste occasioni, abbiamo accettato la storia.

Raffaele Capolino

UN ANTICO DISEGNO E ALCUNI DOCUMENTI CI DANNO ULTERIORI INFORMAZIONI SUL PORTO CAPOSELE DI FORMIA

UN ANTICO DISEGNO E ALCUNI DOCUMENTI CI DANNO ULTERIORI INFORMAZIONI SUL PORTO CAPOSELE DI FORMIA

Una planimetria del dicembre 1888 prodotta a scala 1: 1000, ci dice che il fabbricato precedente a quello da sempre in corso di costruzione , posto all’ingresso di Villa Rubino (lato porto e visibile nelle ultime tre foto) , era adibito a Guardia di Finanza, credo con funzioni doganali.

In effetti alle spalle di questo fabbricato mai portato a termine, sono visibili mura piu’ vecchie forse riferibili a precedente fabbricato utilizzato come locale per l’alloggiamento del personale doganale della Guardia di Finanza presente in quel porto dopo l’assedio di Gaeta.

Il ” Sunto Storico Cronologico del Porto di Capossele e del Nuovo alle Saline in Formia” , risulta stampato sempre a Formia presso la Tipografia Angelo di Leone nel 1886.
Già questa è una novità in quanto anche per me è la prima volta che riscontro tal nome di tipografia nel corso delle mie ricerche presso l’Archivio Storico di Formia .

In un capitolo di questo “Sunto storico” , tra l’altro in stato di conservazione non eccellente, è scritto che il Re Ferdinando II dopo aver acquistato la Villa e il porto nel 1853 dagli eredi di Carlo Ligny principe di Caposele, fece moltissimi lavori sia sulla villa sia nella zona del porto costruendo una seconda barriera frangiflutti.

Divenne, in quel momento l’unico approdo sicuro di Formia i cui ” armatori avevano in tutto una ventina di “tartane” e sette barche da traffico ” .

“Questi armatori chiesero ed ottennero da quel Re di potervi ormeggiare le proprie imbarcazioni, senza dover ricorrere al porto di Gaeta. Questa concessione da parte del Re , fu sempre rispettata”

Concluso l’assedio di Gaeta nel 1861 ed espropriato il porto e la Villa dallo Stato Sabaudo , il Comune di Formia , spinto dagli armatori locali, chiese ed ottenne dal Ministero il distacco del porto dalla proprietà della villa , ordinandone la consegna al Municipio che divenne , secondo quanto dice questo documento, proprietario del porto , comprensivo ovviamente della ” Garitta” di cui tanto si è parlato in questi ultimi mesi ma senza prendere alcuna decisione utile al suo pur semplice e non costoso restauro.

In data successiva avvenne nel 1867 la vendita della villa , escluso il porto e la ” Garitta ” , tra lo Stato Sabaudo e la famiglia Rubino.

Questo è quanto risulta da questo documento che, pur sempre , necessita di ulteriore lettura e approfondimenti per altri aspetti da chiarire.

Raffaele Capolino

UNA VILLA ROMANA A FORMIA Una Domus Marittima nascosta da recenti costruzioni.

UNA VILLA ROMANA A FORMIA
Una Domus Marittima nascosta da recenti costruzioni.

Potrebbe trattarsi dei resti del “Balneum” (appendice marittima) della villa appartenuta ai ” Cocceio Nerva ” situata in zona “Bar Tirreno – Ufficio postale” dove, negli anni ’20 del secolo scorso, fu rinvenuta la piscina natatoria con le Nereidi conservata al Museo archeologico di Napoli e l’architrave in marmo di Marco Cocceio Nerva recentemente restaurato.

Altra ipotesi è un ampliamento successivo del predetto ” balneum ” trasformato in una Villa Marittima con strutture abitative autonome.

Sarebbe interessante sapere cosa oggi è rimasto di quanto meravigliosamente descritto e qualcosa anche su una sua possibile pubblica fruibilità .

Il testo che segue è la parte più interessante di un particolareggiato articolo pubblicato il 5 dicembre 2012 su Forum News da un autore dotato di uno stile appropriato e in possesso di ottime cognizioni storico-archeologiche

==========
” Grande complesso della tarda età Repubblicana situato a Formia tra via Colombo e via dell’Unità d’Italia, nei pressi del muro di Nerva. Mi chiederete: “ma in quel punto non c’è nulla, c’è solo una rotonda e la Guardia Costiera, dov’è questo sito?” Ebbene esso è collocato esattamente al di sotto dell’edificio della Guardia Costiera, della strada e forse anche sotto la rotonda! Chi ha qualche anno in più ricorderà l’ex Hotel Ariston…
Nella suddetta zona, nei primi anni Novanta, durante i lavori per una nuova costruzione, furono trovate ingenti strutture romane databili al I sec. a.C. ed un lastricato pertinente ad una strada o ad uno slargo. C’è da dire che lo scavo per la costruzione di una piscina nel 1967 aveva già cancellato vastissima parte degli ambienti del complesso. Ad ogni modo è possibile suddividere la compagine architettonica in due fasi costruttive principali: la prima si compone di murature in opera incerta, di pavimenti in signino (materiale impermeabile) decorati con motivi geometrici e di una poco leggibile decorazione parietale. La seconda fase è collegabile ad un’opera di rifacimento che interessò gran parte della struttura in età augustea e riguarda la muratura in opera reticolata, il pavimento in opus sectile e decorazioni sulle pareti e sul soffitto. La suddivisione e le caratteristiche architettoniche degli ambienti fa presupporre che si tratti di una vasta domus con l’ingresso principale da monte, cioè dal lato dell’attuale strada litoranea, dalla quale si diramavano diversi diverticoli che permettevano l’accesso alle diverse residenze. A questo proposito è importante ricordare che nella primavera del 2008 sono stati ritrovati resti di basolato stradale parallelo al mare tra il limite di confine comunale e la spiaggia di Vindicio. È possibile ipotizzare si tratti di una vasta e ricca villa marittima dell’età tardo-repubblicana che ebbe continuità fino alla prima età imperiale. Non bisogna dimenticare che Formia, insieme a Baia e Pozzuoli, costituiva la meta che i patrizi romani sceglievano per trascorrere le loro oziose e rilassanti vacanze. Le diverse tipologie di mosaici, di decorazioni e la stratigrafia dei piani pavimentali ci spinge ad immaginare quante cose ancora abbia da raccontarci la villa e soprattutto a sperare in nuove campagne di scavo ”
Tratto da Forum News
=========

Raffaele Capolino

DISEGNO A PENNA DEL SOLDATO TEDESCO HEINZ BOSEL

DISEGNO A PENNA DEL SOLDATO TEDESCO HEINZ BOSEL

Nel retro di questa foto degli anni ’40 dello scorso secolo è scritto:

” Heinz Bosel era un soldato tedesco che ha combattuto a Formia durante la guerra 1943-1944.
Collezione G.Bove ”

Un bel disegno pervenutoci da questo soldato , amante della storia e dell’archeologia della nostra Formia.

Il disegno è particolare anche per l’elemento architettonico in primo piano raramente rappresentato in foto riguardanti il Sepolcro di Marco Tullio Cicerone a Formia.

Un atto che contrasta con le ideologie belliche distruttive che tanto danno e dolore hanno seminato nella nostra Formia in quegli anni.

Foto tratta dalla Sezione fotografica del Fondo G.Bove presso L’Archivio Storico del Comune di Formia.

Raffaele Capolino

CIPPI MILIARI “BORBONICI” A FORMIA

CIPPI MILIARI “BORBONICI” A FORMIA

I cippi miliari Borbonici furono sistemati ,dopo il 1840, su tutte le strade del Regno delle due Sicilie con partenza dalla Capitale Napoli.
Furono posizionati a distanza di mt 1851,8 l’uno dall’altro .Il cippo era in pietra calcarea e il suo numero indicava la distanza di quel punto da Napoli, Capitale del Regno.

A Formia abbiamo il Miglio 48 di Via Abate Tosti , che tutti conoscono . Ma non tutti sanno che i cippi miliari a Formia , originariamente in numero di sei e tutti posti sulla Via Appia, sono invece tuttora visibili in quattro postazioni come in foto e nei punti appresso precisati.

Miglio 45 Visibile in località S Croce ( vedi foto 1 )

Miglio 46 Scomparso. Doveva essere posizionato nei pressi del bivio Appia-S Janni.

Miglio 47 Visibile in località S.Pietro nei pressi della Farmacia.( vedi foto 2 )

Miglio 48 Visibile in Via Abate Tosti all’ingresso del Vicoletto del Miglio. ( vedi foto 3 )
Rappresenta il miglio centrale di Formia ( allora comune di Castellone e Mola) che dista 48 miglia borboniche da Napoli , pari a km 86,88.

Miglio 49 Scomparso. Doveva trovarsi nella zona di S. Remigio.

Miglio 50 Visibile duecento metri prima dei Venticinque Ponti. ( vedi foto 4 ).
È l’unico posizionato sul lato sinistro dell’Appia venendo da Napoli, mentre gli altri li troviamo tutti sulla destra.

Il miglio borbonico era pari a metri 1851,8 mentre il miglio romano ,che corrispondeva a mille passi (ogni passo mt 1,48), era pari a mt. 1482,5.

All’infuori del nostro territorio troviamo a Scauri il miglio n. 43 e a Itri il miglio n. 54.

Si spera che i quattro cippi Borbonici restino ben conservati per le future generazioni come il Miliare romano LXXXVIII (88 miglia romane da Roma) tuttora conservato nel Museo Archeologico Nazionale di Formia.

Raffaele Capolino

LE DUE PORTE LATERALI DELL’AREA SEPOLCRALE CHE CIRCONDA LA TOMBA DI CICERONE A FORMIA

LE DUE PORTE LATERALI DELL’AREA SEPOLCRALE CHE CIRCONDA LA TOMBA DI CICERONE A FORMIA

L’area circostante la Tomba di Cicerone aggiunge ulteriore imponenza al Monumento principale pur se alto 24 metri.

Questo spazio che sembra quasi un quadrato , in realtà ha il lato lungo l’Appia che misura metri 80 e una profondità di 70 metri, con due porte laterali visibili ancora oggi ma che sfuggono all’ammirazione del visitatore che resta affascinato dalla imponenza della Tomba che, inizialmente, doveva apparire con primo piano a forma quadrata e secondo piano in forma cilindrica .

La porta lato ovest è attualmente ben conservata ed emana una particolare bellezza “ellenica ” come appare in due foto postate.

La porta lato est invece, pur completa negli elementi , non fu ricomposta negli anni ’50 – ’60 quando fu restaurato il sito globale.

L’architrave fu trovato in più pezzi e per questo non fu possibile riprodurre l’originaria sistemazione della porta.

Le ultime tre foto ci mostrano la situazione attuale della porta est con le sue parti poste senza alcun ordine su muro perimetrale in completo “opus incertum ” per la maggior parte rifatto durante il restauro gia’ citato.

Dalla Via Appia chi ha occhi attenti scorge un tratto di strada pavimentato con basoli calcarei , largo più di due metri che sembra puntare verso la costa di Vindicio.

Possiamo dire che , complessivamente, il muro di recinzione dell’area circostante il Sepolcro di Cicerone ci è pervenuto in discrete condizioni e contribuisce , non poco, a dare ulteriore fascino al Mausoleo Formiano costruito per il più grande Oratore e avvocato di tutti i tempi.

Raffaele Capolino

LA “FORMIANITA’ ” DI PASQUALE MATTEJ DESUNTA DA UN SUO SCRITTO

LA “FORMIANITA’ ” DI PASQUALE MATTEJ DESUNTA DA UN SUO SCRITTO

Nel giugno del 1877 , a due anni dalla sua morte avvenuta a Napoli, Pasquale Mattej venne a conoscenza che a Formia era stata trovata una statua femminile alta cm 90, per cui si recò nella sua amata città natale , forse per l’ultima volta , per disegnare il reperto , come era solito fare.

Il disegno fu realizzato il 15 giugno del 1877 e la statua , come capito’ spesso, andò persa.

Fu in quella occasione che ebbe a scrivere quanto segue :

=========

” A Formia poi, negli anni precedenti, il Governo Borbonico si arrogava la proprietà di qualunque antichità si rinvenisse per arricchire il Museo di Napoli; non solo ma si arrogava altresì il diritto di ampiamente scavare e ricercare in quei luoghi ove si avesse trovato qualche cosa , o se ne avesse sentore.

Senza la rabbia dei Saraceni, senza la predetta circostanza se Formia potesse rendere alla luce tutti i capi d’arte che racchiudeva ed ancora racchiude, Formia sarebbe tutto un museo da un capo all’altro, e più sontuoso di Pompei.

Se ivi dimoravano provinciali, a Formia villeggiavano i principali romani. ”

========

Le foto e i riferimenti sono presi dal libro di Giorgio Ottaviani dedicato al nostro grande Artista Pasquale Mattej ( Formia 1813 – Napoli 1879 ).

Raffaele Capolino