IL BASOLATO ROMANO DEL TUNNEL DEL PONTE DI TALIENTE A FORMIA

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IL BASOLATO ROMANO DEL TUNNEL DEL PONTE DI TALIENTE A FORMIA

Ne ho già parlato qualche mese fa assieme al Ponte romano di Taliente ( foto n. 96)

Ho avuto modo di visitarlo due volte, la prima volta da solo , la seconda volta in compagnia di Tommaso Bosco.

Ho pescato nel mio cellulare queste bellissime quattro foto da me scattate all’interno di questo tunnel conservato in modo eccezionale insieme allo stesso Ponte di Taliente.

La funzione di questo tunnel , credo sia stata quella di convogliare le acque piovane della zona di Acerbara facendole scorrere sotto il Ponte di Taliente per sfociare sulla spiaggia di Vindicio di fronte all’ex stabilimento balneare “Frungillo” .

Un sepolcro romano a fianco di predetto Ponte è invece a noi pervenuto in solo due fila di grandi pietre calcaree opportunamente lavorate.
Abbiamo ,comunque, un disegno del Mattej che lo riproduce in tutto il suo splendore. (Foto n. 44)

Anche queste mie scoperte sono state facilitate dai disegni di Pasquale Mattej.
In questa zona resta da individuare ancora un altro Ponte romano disegnato dal Mattej e chiamato :
Ponte sul fossato delle conche .(foto n. 65)
Fossato da me localizzato tra Clinica Costa e via Acerbara da una mappa militare che ho già postato a suo tempo e che riporta appunto un: Canale delle conche.

Spero, assieme ai miei amici, di rintracciare anche questo sito che ritengo sia nascosto in un ambiente di fitta vegetazione.

Il cattivo tempo degli ultimi giorni ha impedito le nostre programmate perlustrazioni in questa zona, ma dovrà pur arrivare il momento opportuno.

Raffaele Capolino

IL TEATRO ROMANO DI FORMIA A CASTELLONE

IL TEATRO ROMANO DI FORMIA A CASTELLONE
Storia, leggenda e ipotesi

Sappiamo che fu costruito nel periodo Augusteo del 1′ sec. a.C. e , secondo una leggenda , vi fu perpetrato il martirio di S.Erasmo avvenuto il 2 giugno 303 d.C. su ordine dell’imperatore romano Massimiano.

È situato nell’area del Borsale ad ovest di Castellone e a sud dell’Abbazia di S.Erasmo gestita dai monaci Benedettini fino al 1500 , sostituiti poi dai monaci Olivetani fino a tutto il 1700.

La ” cavea ” del Teatro , come quasi tutti i teatri romani, fu appoggiata dai costruttori sul declivio del colle di Castellone disposto in modo che gli spettatori guardassero a sud verso il mare e sicuramente protetti da un apposito “velarium” .

Il pulpito doveva essere alto mt. 1,50 , lungo mt. 24 e profondo mt. 6,60 con una “scena ” che nel suo retro presentava un corridoio che immetteva in due ambienti laterali usati come magazzini di scena.

Molto probabilmente subì l’ultima distruzione nel 1532 ad opera dei Turchi assieme all’abbazia di S.Erasmo appena passata dalla gestione Benedettina a quella Olivetana.

Questa è la storia del Teatro Romano di Castellone con un breve accenno alla leggenda popolare che vuole vi sia stato martirizzato il Vescovo S.Erasmo.

Da qui in avanti possiamo fare solo ipotesi basandoci anche su quanto scritto da Pasquale Mattej in merito al “cancello” che lui dice di aver visto e che ha dato origine al toponimo pervenutoci ” gliu cancieglie ” , come è ancora chiamato a Castellone il quartiere del Teatro.

Quel che mi ha sempre meravigliato è che mai nessuno ha sprecato un po’ d’inchiostro sul bellissimo e imponente Portale ” barocco” dotato di stemma , che rappresenta l’ingresso dell’area del Teatro e che certamente può darci qualche indicazione in più su quanto successo negli ultimi tre secoli, potendo con buona probabilità stabilire che la sua collocazione possa essere avvenuta fra il 1500 e il 1700.

Purtroppo lo stemma risulta consumato dallo scorrere dei secoli, ma ritengo che possa essere stato apposto dai monaci Olivetani che divennero i proprietari dell’intera area del “Borsale” a partire dal 1492 e fino al 1785 .

Suddetta area , dove in effetti è collocato il Teatro , si sviluppava a quei tempi dall’abbazia di S. Erasmo fino alla via Appia dove è collocata una seconda targa “Olivetana” ad indicare il confine sud dell’intera proprietà monastica.( Ved. mio post del 26 agosto ) .

La stessa zona , in un atto del 1355 , è chiamata già “Lu borsaro vicino ad un altra possessione del detto Monastero, ed al montano …..”.

Suddetto montano doveva essere quindi di proprietà dell’abbazia che dal 1468 divenne “Commenda” gestita prima dall’Abate Commendatario Giovanni Gattola e poi dall’abate ” perpetuo ” Giuliano della Rovere dal 1472 al 1491 su nomina Papale di Sisto IV.

In un altro atto del 1472 si parla di una vigna in un luogo detto ” Lo Borsale , vicino alli beni del detto Monastero ………e alla strada pubblica”.

Tornando al portale , chi lo ha edificato deve essere stato necessariamente proprietario dell’area e dei resti del Teatro che furono, pertanto modificati secondo le indicazioni di una mente “unica” necessaria per produrre un’ architettura imponente e , soprattutto, omogenea nello stile.

Questo ci porta a ipotizzare con buona probabilità l’appartenenza dell’intera area del Borsale e del sito archeologico ad una sola persona o ad una comunità che potrebbe averlo trasformato in alloggi per i monaci, forse anche nelle more della ricostruzione dell’abbazia che fu fortemente danneggiata dai Turchi nel 1532 di ritorno da Fondi dove era previsto il sequestro della bellissima Giulia Gonzaga destinata ad un dono per il Sultano Solimano I , detto il Magnifico.

Appena restaurata l’abbazia nel 1538 , gli Olivetani potrebbero aver deciso di vendere in futuro a più persone l’intera area del Teatro , dopo averla scorporata dal ” Borsale, già comprensiva delle parti nuove apposte sulla ” media e summa cavea” così come ci sono pervenute.

Si rese , pertanto , necessario l’abolizione del cancello posto sul portale che fino ad allora delimitava un’area privata e che è menzionato dal Mattej.

Sappiamo , da documenti conservati nell’abbazia , che la stessa , in più di un periodo , divenne anche una caserma di militari , cosa che potrebbe essere successo anche per la struttura poggiata sul teatro.
Già in precedenza , in un atto del 1464 quando era Abate Giovanni Gattola, si fa riferimento a Castellone di un luogo detto ” La Guardia ” .
Il Mattej stesso , in un suo scritto, fa coincidere il giardino detto “della Guardia” con il Borsale dove erano appunto i resti del Teatro.

La vendita a terzi , accennata prima , potrebbe essere stata fatta tra il 1600 e il 1700 da un Abate di S.Erasmo sotto la dipendenza degli Olivetani.

Queste sono ovviamente ipotesi che spero possano essere confermate da non impossibili ricerche sul catasto onciario o magari dal ritrovamento di qualche atto di trasferimento conservato nella stessa Chiesa di S. Erasmo a Castellone.

Personalmente, spero molto in questa seconda strada con l’aiuto dell’ex Parroco di S. Erasmo Don Antonio Punzo che mi ha già aiutato in diverse ricerche da me fatte presso l’ archivio dell’attuale Chiesa di S. Erasmo.

Cliccare sulle foto per leggerne le didascalie.

Raffaele Capolino

ANCORA IL PONTE ROMANO DI TALIENTE , IL TUNNEL E I RESTI DI UN SEPOLCRO ROMANO DISEGNATO DAL MATTEJ

ANCORA IL PONTE ROMANO DI TALIENTE , IL TUNNEL E I RESTI DI UN SEPOLCRO ROMANO DISEGNATO DAL MATTEJ

Dopo il mio post del 29 settembre 2016 sul Ponte Romano di Taliente a Formia, in data otto ottobre sono di nuovo ritornato sul sito , questa volta non da solo , ma in compagnia del mio amico Tommaso Bosco, per un più ampio esame dei luoghi.

È stato così possibile poter percorrere quasi l’intero tunnel romano con acquisizione di ulteriori foto delle pareti e del lastricato ancora ben conservato.

Non è stato possibile percorrerlo per intero causa alcune profonde buche colme di acqua di scolo.

Sono state scattate ulteriori foto all’interno del ponte e , soprattutto, sono stati individuate le fondamenta e la prima fila di massi squadrati relativi al ” Sepolcro sotto il Ponte di Taliente ” disegnato da Pasquale Mattej nel 1847.

Il Sepolcro , di grandi dimensioni, era posizionato alla destra del Ponte lato est , proprio come fu disegnato dal Mattej.

Numerosi reperti rivenienti da questo ormai scomparso sito archeologico , sono sparsi nei giardini limitrofi al luogo sepolcrale costruito dai romani.

Al momento ci resta ancora di individuare il ” Ponte sul fossato delle Conche ” sempre dipinto dal Mattej che , sempre grazie ad una mia perlustrazione, è stato possibile localizzare al disopra della Via di Taliente e al confine con la proprietà della Clinica Costa lato ovest.

Il ritrovamento di questo ultimo Ponte ci spiegherebbe anche perché fu costruito e come si è modificata la morfologia dei luoghi negli ultimi due secoli.

Occorre quindi ispezionare una zona molto impervia che dalla parte superiore di Via Taliente si addentra in una boscaglia in zona Acervara verso la Masseria Purificato , segnalata dalle carte militari dei luoghi stessi.

Si spera che il tutto si svolga in una facile scampagnata , con maggiore fortuna e in giornate prive di piogge.

Cliccare sulle foto per leggere le didascalie.

Raffaele Capolino

HEDERA DISTINGUENS In una epigrafe romana conservata a Formia

HEDERA DISTINGUENS
In una epigrafe romana conservata a Formia

Pochi hanno sentito parlare di ” hedera distinguens ” stilizzata rilevabile in epigrafi romane a partire dal II sec. d.C.

Ne abbiamo un esempio nella colonna miliare della Via Appia del miglio LXXXVIII ,conservata nel Museo Archeologico Nazionale di Formia , ed esposta sulla destra proprio all’entrata dello stesso museo .

I testi epigrafici romani sono di solito privi di segni di interpunzione come il punto, la virgola , il doppio punto etc etc.

A volte come segni di interpunzione troviamo un quadratino , un piccolo rombo, un triangoletto oppure una fogliolina d’edera con il gambo detta ” hedera distinguens ” .

Questi elementi aggiuntivi al testo epigrafico e ben scolpiti avevano sia una funzione divisoria tra le lettere del testo , sia una funzione decorativa come nel caso della nostra Colonna Miliare del miglio LXXXVIII della Via Appia Antica , posta originariamente sul Ponte di Rialto ed ora conservata nel nostro Museo di Formia.

Questo singolare elemento decorativo-divisorio della fogliolina d’edera , è riprodotto sul suddetto reperto per una decina di volte disposta su ambedue i lati della scrittura.

Non tutti , ovviamente, si accorgono di questa interessante e curiosa ” moda epigrafica” romana che anche noi a Formia possiamo ben notare e poterne con orgoglio disquisire come in questo mio post.

Raffaele Capolino

Zona archeologica del Porticciolo Caposele a Formia

Zona archeologica del Porticciolo Caposele a Formia

Con mia grande meraviglia, stasera mi sono reso conto della presenza di due elementi di disturbo visivo che sarebbe stato meglio eliminare nel corso dell’ultima ristrutturazione di questo meraviglioso sito archeologico.

Il primo elemento è un residuo di un palo di cemento inglobato per metà lungo il muro di confine lato mare .

Questo elemento,posto al bordo di una piscina romana, può sembrare da chi esce dai criptoportici un pezzo di colonna d’epoca, proprio come è successo a me questa sera.

Invece è un misero trancio di palo di cemento, senza alcuna funzione, che andava frantumato e riparato con muratura di pietre a vista proprio com’è tutto il muro che lo ingloba parzialmente.

Il secondo elemento è ancora più disturbante poiché sembra trattarsi di uno ” sciacquone a parete di un water ” posto sul muro che fa da scena ad un’area destinata a spettacoli di alto livello culturale ed artistico di ogni genere !!!!!!!!!!!

Chissà quanti artisti che hanno recentemente recitato sotto questo “trofeo” se ne sono accorti limitandosi ad un eloquente sorriso.

Visione orripilante anche per gli spettatori che seduti in un “anfiteatro moderno” , hanno potuto ammirarlo in ogni situazione e momento dello spettacolo.

Possibile che il tecnico che ha diretto i lavori non abbia visto queste due brutture che vanificano il risultato finale di una ristrutturazione che ha certamente avuto costi rilevanti ?

Possibile che cose così banali non appaiano subito alla vista di geometri , ingegneri ed architetti che pure hanno dovuto seguire giornalmente i lavori di ristrutturazione?
E nemmeno i responsabili delle antichità hanno avuto occhi per questi particolari?

Possibile che anche gli organizzatori locali degli spettacoli non si siano accorti di questi due aspetti brutti a vedersi?

Vediamo ora quali sono le ” GIUSTIFICAZIONI TECNICHE ” in proposito a questi due rilievi e agli interrogativi posti.

Raffaele Capolino

UNA STORIA CHE APPARTIENE A FORMIA CON L’IMPERATORE ROMANO MARCO AURELIO, FAUSTINA, COMMODO, AVIDIO CASSIO E ALTRI

UNA STORIA CHE APPARTIENE A FORMIA CON L’IMPERATORE ROMANO MARCO AURELIO, FAUSTINA, COMMODO, AVIDIO CASSIO E ALTRI

Il territorio del Formianum era esteso dal torrente S.Croce a est fino al territorio dell’attuale città di Sperlonga a nord,-ovest , comprendendo quindi Gaeta, che rappresentava il suo porto piu’ grande , e Itri.

Nella seconda cartina è rappresentato il Sinus Formianus con i principali monumenti romani estesi in tutto l’arco del golfo dove erano disposte le numerose ville patrizie e diverse proprietà imperiali appartenute ad Augusto ( attuale villa Irlanda) e a tutti gli imperatori della dinastia degli Antonini detti anche ” imperatori adottivi “.

Il capostipite di questa dinastia fu Marco Cocceio Nerva che adottò Traiano .Poi vennero Adriano , Antonino Pio e Marco Aurelio tutti adottati
dai precedenti imperatori che non avevano avuto figli maschi naturali dalle loro consorti.

Marco Aurelio, sposato con Faustina Minore figlia di Antonino Pio, ebbe tredici figli con la stessa consorte , ma solo cinque raggiunsero la maggiore età, tra cui l’unico maschio e pretendente al trono Commodo .

Quest’ultimo , conosciuto per le sue stranezze e per la sua passione per i giochi gladiatori e lotta libera , in età giovanile voleva punire un servo pretendendo di volerlo infilare nel forno perché responsabile di aver riscaldato troppo la Domus in cui dimorava.

Questo episodio, di cui non conosciamo l’esito finale, potrebbe essere avvenuto proprio nel Formiano e precisamente a Gaeta, dove Commodo dimorava con sua madre Faustina Minore mentre Marco Aurelio era impegnato nelle sue numerose campagne militari in Germania e in Pannonia.

Insomma Marco Aurelio , per giunta in non perfetta salute e con questo figlio naturale per niente equilibrato , non poté adottare un suo successore come fecero i precedenti imperatori della dinastia degli Antonini.

Tra l’altro Faustina Minore era ritenuta dagli storici una libertina poco fedele al marito avendo avuto molti approcci con ” marinai di Gaeta e un gladiatore di Formia “.Secondo gli storici del momento da un rapporto con predetto gladiatore , nacque una coppia di gemelli maschi ma solo Commodo sopravvisse , ereditando i geni del padre naturale per avere una passione esagerata per i giochi gladiatori .
La straordinaria somiglianza di Commodo a Marco Aurelio fa cadere queste dicerie da ” gossip ” dell’epoca romana.

La madre di Commodo, Faustina Minore figlia di Faustina Maggiore, era preoccupata, con una improvvisa morte del marito, di perdere il suo status di ” Augusta ” pervenutale dal padre Antonino Pio. Il figlio Commodo, ancora troppo giovane, non sarebbe stato pronto per un incarico di imperatore.
Furono questi i motivi per conoscere Avidio Cassio , un valido generale di suo marito, sperando di sposarsi con quest’ultimo in caso di una morte precoce di Marco Aurelio . In questo modo avrebbe salvato la sua posizione di Augusta e conservato il ruolo futuro di imperatore a Commodo.

Per far piacere a Faustina , Marco Aurelio affidò al pur bravo suo generale Avidio Cassio” l’imperium maius” cioè un comando superiore a tutti i governatori delle province africane e orientali dall’Egitto alla Turchia , con l’aiuto di cinque legioni adibite al controllo di questo vasto territorio.
Per giunta Avidio Cassio aveva in Pannonia tre legioni che gli erano rimaste fedeli per esserne stato il loro comandante, per cui aveva in totale un appoggio militare di circa 40.000 soldati.

Quando, nel 175 d.C., si sparse la falsa notizia della morte di Marco Aurelio , Avidio Cassio si autoproclamò imperatore di Roma acclamato dai suoi legionari.
Questo situazione si prolungò per tre mesi , anche dopo che si seppe che Marco Aurelio era invece vivo e vegeto. Avidio Cassio in breve tempo conquistò tutti i territori a Sud del Tauro e si preparava a conquistare il potere anche con con la guerra civile contro Marco Aurelio.
Questi ultimi fatti costrinsero il Senato a ritenerlo ” hostis pubblicus ” cioè ” nemico di Roma ” .

Tutto si risolse con l’assassinio di Avidio Cassio ad opera di un centurione di nome Antonio fedele a Marco Aurelio che , stando a Formia , si vide ricevere la testa mozzata del generale usurpatore come era d’uso comune a quei tempi.

Morto Avidio, Faustina cercò di salvare se stessa dalle critiche, spedendo da Formia due lettere a Marco Aurelio per invitarlo ad essere inflessibile con i familiari e i responsabili del tentativo di usurpazione del trono imperiale.
Marco Aurelio rispose con due lettere affermando che sarebbe stato invece clemente e avrebbe perdonato chi aveva appoggiato Avidio Cassio sostenendo:

” la clemenza è l’occasione per rendere piu’ grande un imperatore come successe a Cesare, ad Augusto e a tuo padre che fu appellato dal Senato : Pio ”

In queste quattro lettere il nome di Formia è citato tre volte ed è bellissimo il testo della lettera conclusiva di Marco Aurelio che pensò bene di organizzare prontamente un viaggio con Faustina e Commodo nelle province africane-orientali che si erano rivoltate mettendosi dalla parte dell’usurpatore.

In suddetto viaggio del 175 d.C. , Faustina morì ad Halala, un paesino della Cappadocia in Turchia, che fu fatta Colonia da Marco Aurelio dopo avervi fatto prima costruire un Tempio dedicato a sua moglie per poi essere successivamente riutilizzato dall’imperatore Eliogabalo della dinastia dei Severi.

Nel 180 d.C. morì Marco Aurelio per aver contratto la peste. Divenne unico imperatore Commodo che già dal 177 d.C. , all’età di 17 anni , fu co-imperatore insieme a suo padre Marco Aurelio.

Fu l’unico errore di questo grande imperatore, quasi nostro concittadino di duemila anni fa , che lasciò l’Impero di Roma nelle mani di un incapace che fu osteggiato anche da sua sorella Lucilla che, ritenuta responsabile di una congiura contro il fratello, fu da quest’ultimo relegata per sempre nell’isola di Capri insieme ad un’altra vittima di Commodo: sua moglie Bruttia Crispina.

Dichiarato dal Senato “nemico pubblico” e oggetto di ” damnatio memoriae” , Commodo fu ucciso dal suo stesso ” trainer personale” Narcisso aiutato da una concubina dell’imperatore , entrambi assoldati dal Senato nel supremo interesse di Roma.

Con la morte di Commodo nel 31 dicembre del 192 d.C. , Roma visse in modo disastroso l’anno 193 d.C. , in cui si alternarono ben cinque imperatori: Pertinace, Didio Giuliano, Clodio Albino , Pescennio Nigro e Settimio Severo.

Quest’ultimo con il suo carattere forte , riuscì ad imporre al Senato la riabilitazione di Commodo. Dette in pasto a due leoni Narcisso e fece condannare e giustiziare una trentina di Senatori che avevano appoggiato, contro se stesso , l’usurpatore Clodio Albino.

Settimio Severo, in una dedica bellissima della Colonia Aelia Adrianea di Formia, per farsi ritenere un discendente degli Antonini, si autoproclama, curiosamente e con grande fantasia, figlio adottivo di Marco Aurelio, fratello di Commodo, nipote di Antonino Pio , pronipote di Adriano, abnipote di Traiano e adnipote di Nerva. I rarissimi termini ” adnepote e abnepote” sono usati per una presunta ascendenza di quarta e quinta generazione.

L’originale in marmo di questo importante reperto è conservato nel Museo della Civiltà Romana a Roma . A noi è rimasto un disegno del Mattej che ebbe la possibilità di vederlo e di riprodurlo in disegno fin nei minimi particolari , ma commettendo l’errore di saltare il rigo in cui era citato Traiano che fu aggiunto solo in ultimo a lato del disegno con il segno ” + “.

Questa è la storia familiare di Marco Aurelio che è stata oggetto anche di una mia relazione il 16 ottobre 2016 al Porticciolo Caposele di Formia.

Una storia che ci appartiene perché vissuta da personaggi che hanno dimorato nel nostro stesso territorio e che, per questo fatto e con tanto orgoglio, dobbiamo tener viva e trasmetterla alle generazioni future.

Su questa storia realmente accaduta si sono cimentati gli storici e senatori contemporanei dei protagonisti : Cassio Dione con la Historia Augusta e Mario Massimo con la vita di Marco Aurelio. Ancora oggi molti storici cercano di capire le reali colpe e infedeltà di Faustina Minore.

Sia Marco Aurelio sia Commodo si adoperarono per cancellare ogni prova e testimonianza che potessero documentare sia le infedeltà coniugali sia le colpe di Faustina Minore nella usurpazione messa in piedi da Avidio Cassio.

Questa, nel rispetto della storia, doveva essere la trama del film ” Il gladiatore ” completamente romanzato e con l’unica reale protagonista : Lucilla , nel suo ruolo di contrapposizione a suo fratello Commodo.

Cliccare sulle immagini per leggerne le didascalie.

Raffaele Capolino

LE TORRI DI CASTELLONE – FORMIA

LE TORRI DI CASTELLONE – FORMIA
Quasi tutti sono convinti che sono solo due, ma in realtà sono sei . E fino agli anni sessanta erano sette.

Di solito si trova scritto che delle dodici originarie torri di Castellone , ne sono rimaste soltanto due ,una di forma ottagonale, l’altra definita “dell’Orologio” per la presenza di un orologio maiolicato settecentesco.

In realtà le cose stanno diversamente perché chi è nato a Castellone, di torri ne conta sei di cui quattro adibite completamente ad abitazioni, e una parzialmente, ma sempre comunque ben configurabili in originarie torri.

Esaminiamole singolarmente.

Foto 1 Torre ottagonale di Castellone, alta mt. 25 e fatta costruire da Onorato I’ Caetani nel 1377, con tre stratificazioni diverse .
Una base poligonale romana, un’altra di età repubblicana e un Torrione ottagonale costruita dai Caetani sulla sommità dell’arce
romana. È l’unica non abitata.

Foto 2 Torre “dell’orologio” detta anche Torre degli Spagnoli .Presenta in alto un orologio maiolicato del 1700 ed era l’ingresso sud di
Castellone. È abitata parzialmente nei due piani inferiori tondeggianti lato ovest che, a mio parere, dovevano sorreggere una
struttura simile e di uguale altezza alla struttura muraria pervenutaci provvista di orologio in maiolica.

Foto 3 Torre cilindrica incorporata nelle mura in Via Gradoni del Duomo, quasi affiancata alla Torre ottagonale e abitata.

Foto 4 Torre cilindrica , sempre in Via Gradoni del Duomo a più piani ed abitata con ingresso in Vico della Torre.

Foto 5 Torre cilindrica abitata lato est – ferrovia con ingresso in Via della Torre.

Foto 6 Torre circolare ( quella con pensilina di colore rosso )con strutture medievali difensive e ponte di collegamento con l’interno del castello.Anche questa è abitata con
ingresso all’inizio di Via della Torre. Nella sottostante tettoia ci sono almeno altri tre metri della stessa Torre visibile in questa foto.
È la parte di mura perimetrali rimasta straordinariamente uguale a come doveva essere diversi secoli orsono.

Foto 7 La stessa Torre precedente , per una più facile e migliore individuazione.

Foto 8 Torre circolare in Via Rampa Castello , visibile fino al 1960 quando fu abbattuta senza alcun valido motivo dal Comune per costruire
più facilmente una scalinata. È visibile, attualmente, solo la sua base circolare ed era abitata fino agli anni sessanta.

In pratica su sei attuali torri , cinque sono abitate allo stesso modo di come e ‘ abitato il Teatro Romano in Via Gradoni del Duomo.

Questa è la situazione delle torri di Castellone narrata da chi è nato e vissuto a lungo in questo rione.

Per questo motivo ho voluto precisare alcuni particolari per me facilmente riscontrabili e narrabili.

Raffaele Capolino